di Francesco Del Giudice
La rubrica di storia Lux Veritatis offre oggi una articolo
un pochino particolare dedicato alla Festa del Natale. E’ particolare perché, e
secondo noi non potrebbe essere altrimenti, mescola argomenti non solo storici
ma anche filosofici, teologici ed artistici. Buona lettura dell’articolo ma
soprattutto tanti auguri da tutti noi per un Santo e Buon Natale!

Quante volte si sente dire dagli adulti frasi denigratorie attorno al
Natale tipo “non vedo l’ora che finiscano
le feste!”, “non se ne può più di
questi regali”, “che sono tutti
questi sprechi?” e simili? Non giriamoci intorno, infatti, e non
nascondiamoci dietro ad un dito: quello che abbiamo descritto sopra è un’amara
verità in cui siamo tutti immersi, volenti o nolenti. Tendiamo infatti ad
antecedere le cose da fare a come e
perché farle, e preferiamo correre a destra e sinistra anziché fermarci un
momento. Fermare: un verbo tanto
natalizio quanto oggigiorno negato. Si, esatto: un vero e proprio verbo natalizio. E posso affermare
questa cosa a ragion veduta: cos’è, infatti, in ultima istanza il Natale se non
la sospensione (e, dunque, l’inversione) di tutte le leggi dell’universo nel
momento in cui è avvenuto «il misterioso
scambio di doni»[1] tra l’eterno e
il finito?
Entriamo qui logicamente in quello che per il mondo contemporaneo è un vero
e proprio campo minato che, secondo il cosiddetto pensiero politicamente corretto, è meglio evitare: che cos’è il Natale? Noi, invece, non
curandoci minimamente di questi problemi (che, anzi, riteniamo dannosi in
quanto non aprono la mente umana alla conoscenza di tutte le realtà,
costringendo l’intelletto in legacci difficili da sciogliere) vogliamo cercare
di rispondere non solo alla domanda di prima ma, anzi, rispondere in maniera
ancor più radicale, andando alla radice (per l’appunto) del problema: cos’è, veramente, profondamente, realmente,
il Natale? La risposta, ci piaccia o non ci piaccia, è semplice: è la festa
cristiana (e non potrebbe essere altrimenti) che celebra la nascita sulla terra
di Gesù, che sarà successivamente detto Cristo, ovvero il Figlio di Dio inviato nel
mondo per la redenzione di tutti gli uomini, avvenuta circa 2000 anni fa in un
villaggio dell’attuale Palestina, Betlemme. Nessun altro avvenimento è pertanto
minimamente paragonabile a quello che i cristiani festeggiano, e da sempre, in
questo 25 Dicembre: non si festeggia infatti la nascita di un profeta o di un
filosofo: a Natale si festeggia la nascita di Dio.
Partendo da questo evento è chiaro cosa volevamo dire prima: se si accetta
pienamente la nascita di Cristo, infatti, è ovvio che ci si porrà in maniera
differente dinanzi alla celebrazione delle festività natalizie: facendolo e
meditandolo, inoltre, si capisce l’affermazione che il verbo ‘fermare’ è un verbo tipicamente natalizio. Ci è nuovamente utile il
Prefazio citato poco sopra: in questa preghiera, che si recita nelle chiese
cattoliche il giorno di Natale, infatti, è spiegato nel dettaglio il mistero
che si celebra, vale a dire «il
misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo
mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo
la tua vita immortale». Questo è infatti il Natale: l’inversione delle
leggi non solo umane e sociali[2] bensì anche
quelle fisiche, vale a dire delle leggi che da sempre governano l’universo
intero. I cristiani non dovrebbero mai stancarsi di sottolineare questo aspetto
perché è la testimonianza diretta dell’intervento di Dio nella storia
dell’uomo: la nascita di Cristo, infatti, è un vero e proprio miracolo, vale a dire il sovvertimento delle leggi fisiche per
diretto intervento di Dio. Per usare termini filosofici, possiamo dire
giustamente che l’infinito entra nel finito. Anzi, sceglie di vivere in maniera
finita (tant’è che Cristo morirà, come tutti gli uomini). Ma se vi è il sovvertimento delle leggi fisiche vuol
dire che esse, almeno per un determinato tempo, sono state sospese: si sono, pertanto, fermate.
A ragion veduta infatti tutta la tradizione della Chiesa comunica questo
aspetto in svariati modi perché è espressione dell’amore di Dio nei confronti
degli uomini. Ad onor del vero, in ogni mistero
che la Chiesa celebra rimanda ad una situazione di miracolo e di sovvertimento
delle leggi fisiche[3] ma che, senza ombra di dubbio, si è sempre preoccupata di sottolineare per
la festa del Natale fin nei minimi particolari: dai canti popolari (In Notte placida) ad opere altrettanto popolari di un Dottore
della Chiesa (Fermarono i cieli di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori) per
approdare ad un fenomeno tradizionale
come il presepio. Attesa, sosta, meraviglia, calma: ogni cosa ci
riporta sempre alla radice profonda del mistero del Natale, sebbene sia
difficile da immaginare presi come siamo a fare i regali oppure a fare il
presepe.

Ma è legittimo fare il presepe, anche in luoghi pubblici? Da un punto di
vista profondamente laico e razionale è doveroso rispondere positivamente a
questa domanda: esso infatti è espressione di evento realmente accaduto (la
nascita di Gesù) cui, ovviamente, i credenti attribuiscono un’accezione
teologica (la nascita del Figlio di Dio). Ma rappresenta nondimeno anche la nascita di Gesù, vale a dire di una persona
che ha presentato se stesso come Figlio di Dio cui si può liberamente
credere e non credere. Nel caso italiano, inoltre, esso rappresenta la nostra
comune italianità: anche questa è
un’affermazione che non facciamo partendo da un’impostazione teologica bensì da
un fatto avvenuto nel Natale 1944 nel Lager tedesco di Wietzendorf dove vennero
rinchiusi tantissimi militari italiani[7]. Il Colonnello
Pietro Testa, responsabile dei prigionieri italiani di quel campo, volendo «combattere la depressione dei suoi uomini
[…] ai suoi militari aveva ordinato approssimandosi il Natale: “Qui bisogna fare
in modo che in tutte le Stube ci sia un
segno del nostro Natale che è il presepio[8]». Il presepio
più originale venne realizzato clandestinamente da Tullio Battaglia ed
“inaugurato” durante la Messa della Vigilia di Natale (altrettanto clandestina)
celebrata avendo come tovaglia d’altare la bandiera italiana tenuta nascosta
dai prigionieri. Come ha testimoniato lo stesso Battaglia «Nessuno può dimenticare la
Messa di quella notte, celebrata ai piedi di questo presepio. Nessuno lo può
dimenticare, nemmeno l’ateo convinto che era stato fino allora malinconico»[9].
Papa Francesco Giovedì 22 Dicembre ha telefonato
in diretta ad UnoMattina. I conduttori hanno chiesto al Pontefice un
messaggio per l’imminente Natale e Francesco ha augurato a tutti «un Natale cristiano, come è stato il primo,
quando Dio ha voluto capovolgere i valori del mondo, si è fatto piccolo in una
stalla, con i piccoli, con i poveri, con gli emarginati… La piccolezza. In
questo mondo dove si adora tanto il dio denaro, che il Natale ci aiuti a
guardare la piccolezza di questo Dio che ha capovolto i valori mondani».
Cerchiamo anche noi di vivere questo Natale come è stato il primo: mentre andiamo in
giro per presepi, cerchiamo quindi anche i primi pastori che hanno adorato il
Bambino Gesù assumendo lo stesso loro stupore e la loro stessa meraviglia per
questo Bambino che è nato per noi.
[1] Messale Romano, Prefazio di
Natale III, Il misterioso scambio di doni.
[2] Sintetizzate efficacemente da
Maria nel Magnificat: «l’Onnipotente
[…] ha rovesciato i potenti dai troni, ha
innalzato gli uomini; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi
a mani vuote»
[3] Basti pensare al miracolo per
eccellenza, testimonianza della validità e della veridicità dell’annuncio
cristiano, cioè la Pasqua.
[4] Quelle che la Chiesa Cattolica
definisce come le fonti della Rivelazione.
Non per nulla il presepio è un fenomeno, con le dovute varianti dovute al tempo
ed allo spazio, tipicamente cattolico.
[5] In alcune tradizioni
presepiali presente addirittura la definizione di meraviglia per alcune determinate figure.
[6] Sebbene in alcune tradizioni
presepiali siano presenti delle figure, ad esempio voltate di spalle alla
Natività, simboleggiando il passo del Vangelo di Giovanni «venne tra i suoi, ma i suoi non lo hanno accolto».
[7] Si tratta degli Internati Militari Italiani, vale a dire
soldati italiani che dopo l’8/09/1943 rifiutarono di collaborare con il Reich
tedesco scegliendo di prendere la via dei campi di prigionia e di lavoro per
non tradire la Patria natia. Ci riproponiamo di tornare in futuro su questo
argomento tanto glorioso quanto sconosciuto che ha riguardato i nostri nonni.
[8] Anna Maria Casavola, Natale 1944 a Wietzendorf in Noi del Lager ottobre/dicembre 2012,
cit. in Testimonianze, a cura di
Carla Marmo, Asti 2014, p. 6. Il
presepe nel 1944 venne visto come segno del NOSTRO Natale. Oggigiorno
viene bandito dai luoghi pubblici, in primis le scuole.
[9] Conclude Battaglia:«il
Presepio di Wietzendorf continua a raccontare la storia di umili e fieri
soldati d’Italia che non accettarono compromessi. Forti del loro giuramento per
l’onore militare non lasciarono cadere le loro stellette nel fango». Si tratta di una brevissima
pubblicazione, distribuita in fotocopia nel Museo del Tesoro di Sant’Ambrogio
dov’è esposto attualmente il Presepe del Lager.
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